Alla mia amica
Ti ricordo… da quando non avevamo corpo, da quando eravamo solo volo, polvere di stella, tu ti sei risvegliata in me, come se l’eternità avesse le sue mappe e l’anima si orientasse lungo sentieri che ci legano, e in pochi secondi si risveglia in noi la certezza di un “ti conosco”. E nel riconoscerti ti scelgo ancora una volta perché la tua presenza scalda più di un fuoco acceso e i tuoi silenzi sanno dare riparo. Scelgo le tue risate contagiose che di certo mi hanno salvata anche in un’altra vita, e la tua scintilla che incendia il tedio e trasforma un pomeriggio qualunque in festa. Scelgo il tuo ascolto che ha il potere di decifrare e sciogliere i miei nodi. Ti scelgo perché la presenza non si spegne con la distanza, non misura il tempo né reclama spazio. Siamo uno di quei legami che non hanno bisogno di spiegarsi, perché nascono in una verità che non scade, dove mi riconosco senza maschera.
Ti scelgo perché con te non ho bisogno di essere sempre coraggiosa, né di avere risposte, né di trovare un senso a ogni caduta. Posso semplicemente essere. Spogliarmi delle parole che mi proteggono, delle certezze che mi sostengono, e riposare in quella forma d’amore che non si chiede cosa possa ricevere dall’altro, ma come possa abbracciarlo meglio. C’è qualcosa di sacro nella nostra amicizia, qualcosa che non appartiene del tutto a questa vita. Come se prima di imparare i nostri nomi sapessimo già riconoscerci, le nostre anime, in qualche luogo anteriore al tempo, strinsero un patto per incontrarsi per ricordarci insieme la strada del ritorno. Ed eccoci qui, con le nostre storie sulle spalle, con le cicatrici che ci hanno rese più profonde, con le domande che ancora ci abitano e quella meravigliosa capacità di continuare a ridere a crepapelle nel mistero di essere vive. Che fortuna la mia che tra tante anime, tanti volti, tanti incontri fugaci, la vita mi abbia restituita a te. Perché ci sono persone che attraversano la nostra storia e altre che diventano casa. Tu sei una di quelle. Di quelle che sanno restare senza incatenare, accompagnare senza invadere, amare senza possedere. Di quelle che ci ricordano che non siamo sole in questo viaggio, che anche quando il mondo diventa estraneo esiste uno sguardo in cui possiamo riposare. E se un giorno torneremo a essere volo, polvere di stella, o canto, se l’universo ci disfa e ci disperde nella sua immensità, voglio credere che qualcosa di noi continuerà a riconoscersi. Una vibrazione. Una risata. Una luce che si accende senza motivo. E torneremo a incontrarci. Forse in un’altra terra, in un altro corpo, sotto un altro cielo. E ancora una volta, in un istante, senza sapere come né perché, sentiremo quell’antica certezza: Ah, eri tu. E l’anima, che non dimentica mai ciò che ama davvero, tornerà a pronunciare il tuo nome come chi torna a casa.